Via Fracassini, 30 00196 Roma
tel.063207850 - fax. 063227556
info@flaviamessina.it
Maggio/Ottobre - Sab. pomeriggio chiuso
Novembre/Aprile - Lun. mattina chiuso
Agosto CHIUSO

 

STORIA DEL CACAO

L’albero del cacao è uno tra i più antichi al mondo:
i botanici ne fanno risalire la nascita spontanea a circa 5000 anni prima di Cristo lungo il corso dell' Orinoco. Nel Nuovo Mondo, così gli spagnoli di Cortèz chiamavano le Americhe, i semi di cacao (chiamato dai Maya e dagli Aztechi cacahuatl) , venivano utilizzati come moneta di scambio e avevano un grande valore sia come genere alimentare sia come simbolo religioso.
Traccia di questo aspetto magico del cacao è ancora nel nome che Carl Von Linneus diede alla pianta nel 1753: Theobroma cacao linn conservando la dicitura Maya e Azteca per la specie (cacao) ma definendo il genere come “cibo degli Dei”.

La pianta del cacao è uno degli alberi più difficili da coltivare perché non fruttifica al di fuori della striscia che va dal Tropico del Capricorno al tropico del Cancro ossia 20 gradi a Nord e 20 gradi a Sud dell’Equatore. L’altitudine delle colline su cui nasce non può superare i 600-700 metri perché la temperatura non deve scendere al di sotto dei 16° centigradi e non deve salire al di sopra dei 27-30° in un clima costantemente umido.
L’albero non fruttifica prima dei 3-4 anni, è sempreverde e, come molte piante tropicali, appartiene alla categoria caulifloria: diversamente dagli alberi da frutto europei i fiori si trovano su piccoli cuscinetti del tronco e sui rami più grandi. I fiori piccoli e gialli sono impollinati da una sola specie di moscerini. L’albero del cacao può raggiungere i 10 metri di altezza anche se nelle piantagioni l’altezza è mantenuta intorno ai 5 metri.
La pianta è così delicata che i piantatori, per proteggere i fiori dai venti tropicali, erigono delle barriere di protezione con una tecnica chiamata sombreamento: barriere costituite da piante di banano o di un particolare tipo di acacia gialla. Nonostante queste protezione solo 10 o 15 fiori su restano sulla pianta e fruttificano.
Una volta impollinato, il fiore diventa una bacca chiamata cabosso che contiene da 30 a 40 semi (detti fave) a forma di mandorla, circondati da una mucillagine dolce e succosa. La pianta non ha un sistema per aprire la bacca e disperdere i semi: questa operazione viene svolta dai raccoglitori che devono aprire il cabosso con un coltellino sottile e appuntito, facendo molta attenzione a non intaccare le fave perché se il tegumento che le ricopre viene lacerato la fava ammuffisce
La scoperta delle fave di cacao all’interno dei cabossi viene fatta risalire alle scimmie della foresta tropicale, che particolarmente ghiotte della mucillagine che riveste le fave, spaccano i cabossi trascurando i chicchi il cui sapore è amaro per gli alcaloidi che contegono.
I frutti raggiungono la piena dimensione in 4 o 5 mesi circa e in un altro mese giungono a maturazione completa; nel frattempo sull’albero coesistono fiori e frutti che maturano, quindi, lungo tutto l’anno. Attualmente si fanno due raccolti l’anno e la raccolta è particolarmente delicata perché non devono essere danneggiati i cuscinetti che producono continuamente i fiori e quindi i frutti. P er questa ragione che la raccolta dei cabossi non può che essere fatta a mano.

Una volta aperti i cabossi ed estratti i semi e la polpa che li avvolge, sono necessari quattro stadi successivi di lavorazione per ottenere la granella di cacao che sarà poi macinata per ottenere la sostanza di partenza per la lavorazione del cioccolato:
- fermentazione;
- essiccazione;
- torrefazione;
- vagliatura/ ventilazione.


La durata della fermentazione è variabile: originariamente le fave della varietà Criollo venivano lasciate fermentare da 1 a 3 giorni e quelle della varietà Forastero da 3 a 5 giorni. Oggi la fermentazione dura mediamente da 5 a 6 giorni.
Durante il primo giorno della fermentazione avvengono le reazioni chimiche e biologiche più importanti, determinanti per lo sviluppo del tipico aroma del cacao: la polpa che avvolge le fave diventa liquida e defluisce, i semi germinano per un brevissimo periodo, per poi essere “uccisi” dall’alta temperatura e dall’aumento di acidità. Al terzo giorno la massa dei semi viene rimescolata e viene portata a una temperatura compresa tra i 45 e i 50° centigradi.

Terminata la fermentazione, viene avviata l’essiccazione: le fave vengono fatte asciugare su stuoie lasciate al sole per una o due settimane: con l’essiccazione le fave perdono più della metà del loro peso.
La tostatura dura dai 70 ai 115 minuti ad una temperatura di 99-104° centigradi per ottenere la granella, che sarà il punto partenza del cioccolato e di 116-121° per il cacao in polvere. La tostatura è fondamentale perché si sviluppino il gusto e l’aroma del cacao attraverso una serie di trasformazioni chimiche che fanno perdere ulteriore umidità alle fave, rendono il cacao più friabile e meno astringente.
La vagliatura/ventilazione servono per rimuovere il tegumento che riveste le fave di cacao che a questo punto posono essere macinate per ottenere la pasta di cacao.
      ® Created by Digital One  
 
 

- Home Page - Vendita Cacao, Caffè, Tè a Roma - Storia del cacao e della pianta del Cacao -Storia del Caffè e della pianta del caffè -
-Storia del Tè - Tipi di tè: tè verde - tè nero - tè bianco - tè cinese -